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Palazzo Doria Pamphilj a Roma

  • Progettisti arch. Vincenzo Di Pietro
  • Collaboratori Soprintendente ai lavori e direttore lavori Arch. Paolo Barbato / Coodirettore Arch. Vincenzo Di Pietro
  • Fotografi Alessandro Giordano
  • Città Roma
  • Stato Italia
  • Committente Famiglia Doria Pamphilj
  • Categoria prodotto Exterior
  • Ecosoluzioni su misura per interni Assorbimenti/Velature
  • Ambienti Palazzi
  • Tipologia Edifici Storici

Il Palazzo è il risultato di un grande complesso architettonico ancora oggi di proprietà della famiglia Doria Pamphilj, che si estende tra via del Corso, piazza del Collegio Romano, via della Gatta e via del Plebiscito. La splendida facciata su via del Plebiscito ha visto concludersi recentemente un importante intervento di restauro che ha permesso di recuperare il fine apparato decorativo e la solenne struttura architettonica. 

Al piano terra si susseguono le porte delle botteghe ad arco ribassato, interrotte al centro da una piccola porta con sopra un’edicola mariana con una cornice a raggi e da due portali. Al primo piano si aprono finestre modanate e porte-finestre adorne di conchiglia; al secondo, finestre con balconcino a ringhiera panciuta; al terzo finestre con timpani curvilinei o a pagoda. A coronamento è posto un cornicione a mensole in cui sono inserite finestre ovali. 

La facciata di cinque piani, con angoli arrotondati impreziositi da fasci di lesene, appare superficialmente composta da tre parti: le due laterali sono lavorate a bugne mentre la centrale, posta tra i 2 portali, è stata lasciata liscia. 

Il restauro della facciata ha visto, in accordo con la Soprintendenza, l’applicazione di terre naturali, di pitture semitrasparenti in grado di esaltare le sfumature e le venature della pietra e di idropitture minerali a base di grassello di calce stagionato ad effetto liscio opaco, permettendo così di proteggere i supporti dalle intemperie e dal degrado. 

Le finiture ad effetto Travertino Romano hanno così cercato di recuperare i dettagli decorativi e la trama delle superfici, cercando di “ridare corpo” a bugne, forme e sculture, consentendo un restauro degli apparati rispettoso delle caratteristiche materiche originarie, proteggendo al tempo stesso la delicata struttura muraria dalle future aggressioni del tempo.

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